Le piante di cannabis possono pensare?
- 1. Come pensano gli esseri umani?
- 2. Cosa sono i tropismi vegetali?
- 2. a. Fototropismo
- 2. b. Tigmotropismo
- 2. c. Gravitropismo
- 2. d. Idrotropismo
- 2. e. Altri tipi di tropismi
- 3. Tropismi vegetali e sensi umani
- 4. È possibile comunicare con le piante di cannabis?
- 4. a. Quali processi causano questi aumenti di produzione, potenza e resa generale?
- 5. Conclusione
Con più di 300.000 specie vegetali sulla Terra, è ovvio che si siano sviluppate e adattate per sopravvivere e prosperare. Ora, non possono fare esperienza della vista, dell’olfatto, del tatto come facciamo noi, il che può sembrare un grande svantaggio evolutivo, ma hanno altri modi per adattarsi ai diversi ambienti. I tropismi vegetali sono i meccanismi tramite cui i semi di cannabis e le piante si adattano ai cambiamenti, crescendo verso o lontano da uno specifico stimolo; questo non significa che possano pensare come noi, ma è simile in un certo senso.
1. Come pensano gli esseri umani?
Pensando agli organismi viventi ti vengono in mente esseri umani, scimmie o delfini, ma non le piante perché non si comportano come gli uomini o altri animali. Il cervello umano e animale è molto complesso, capace di consumare energia, memorizzare ricordi, elaborare pensieri e attivare reazioni. Gli scienziati ancora non capiscono esattamente come funzioni il cervello, ma sanno che i neuroni sono responsabili di tutte queste azioni e hanno connessioni all’interno del cervello molto simili a come funziona internet, perché si scambiano costantemente informazioni. Così, ad esempio, se tocchi una superficie calda, i neuroni elaborano l’informazione e determinano cosa dovresti fare dopo, prevedendo e calcolando i risultati mezzo secondo (o meno) prima che l’azione sia compiuta.

Ma le piante non hanno un cervello come noi, quindi ti starai chiedendo: come fanno a sapere in che direzione crescere? In realtà, le piante hanno meccanismi molto complessi che permettono loro di sapere come e quando crescere e molto altro. Sebbene non abbiano un cervello, possiedono geni sensibili al tempo che funzionano in modo simile al nostro sistema nervoso e collaborano per reagire agli stimoli.
Ad esempio, se le tue piante subiscono temperature più basse per alcuni giorni, rallenteranno la crescita e attenderanno il momento migliore per sviluppare foglie (o rallenteranno la crescita delle foglie) o dei semi, e questo accade anche quando applichi tecniche di training come il low stress o high stress training. Inoltre, i ricercatori affermano che le piante possono ricordare informazioni, ad esempio sull'esposizione alla luce, e trasmetterle ad altre piante: quindi, pur non avendo una struttura equivalente al nostro cervello, l’intelligenza vegetale è molto complessa e consente comportamenti davvero interessanti grazie ai tropismi vegetali.
Insomma, le piante non hanno cervello o neuroni come gli esseri umani e gli altri animali. Tuttavia, posseggono una loro forma di comunicazione attraverso interazioni chimiche. Le piante sono in grado di rilevare e adattarsi ai cambiamenti dell’ambiente tramite segnali chimici e cambiamenti cellulari. Prendiamo come esempio gli attacchi degli insetti: una volta rilevata la minaccia, alcune piante possono produrre e rilasciare composti segnalatori che attirano i predatori naturali dei parassiti. Quindi non solo sentono il danno degli insetti, ma rilasciano composti specifici per attirare predatori adatti a eliminare la minaccia.
Inoltre, le piante possono anche “avvertire” le loro vicine di questi attacchi. Riescono infatti a produrre sostanze chimiche che allertano le piante circostanti dell’attività dei parassiti. Questa comunicazione tra piante induce le “vicine” a produrre a loro volta composti difensivi prima che i parassiti le raggiungano, aumentando così le probabilità di sopravvivenza. E non si ferma qui. Le piante sembrano essere in grado di comunicare anche con specie non vegetali. Ad esempio, rilasciano essudati nel terreno per attirare e fondersi con specifiche specie di funghi: una volta legate, i funghi cercano nutrienti e ricevono zuccheri e altre sostanze importanti in cambio. Le piante rispondono anche ai segnali batterici nel terreno, offrendo alle colonie batteriche fissatrici di azoto un rifugio e nutrienti.
2. Cosa sono i tropismi vegetali?
Come tutti gli altri animali e organismi, anche le piante devono adattarsi ai diversi ambienti in cui si trovano. Mentre altri esseri viventi possono spostarsi, le piante non possono, quindi devono trovare altri modi per affrontare le condizioni sfavorevoli di crescita, ed è qui che entrano in gioco i tropismi vegetali.
I tropismi vegetali sono meccanismi che consentono alle piante di adattarsi a determinati stimoli come luce, gravità, acqua e tatto. Quando questo accade, le cellule di una parte della pianta possono crescere più velocemente rispetto ad altre, determinando così la direzione di crescita. Con l’aiuto degli ormoni vegetali come le auxine, questo processo viene regolato, curvando o piegando la pianta, ad esempio, secondo il tipo di stimolo. Esistono due tipi di risposta agli stimoli:
- Tropismo negativo: crescita lontano dallo stimolo;
- E tropismo positivo: crescita verso lo stimolo.
All’interno di questi due tipi di risposta esistono vari tropismi (o risposte tropiche) che possono essere negativi o positivi: Fototropismo, Tigmotropismo, Gravitropismo, Idrotropismo, Termotropismo e Chemiotropismo.
Fototropismo
Il fototropismo dirige la crescita delle piante verso la luce. Quando parliamo di fototropismo nelle piante di cannabis, questo è un esempio di tropismo positivo: le piante cresceranno in direzione della fonte luminosa. Questo avviene perché le piante di cannabis hanno fotorecettori nelle cellule in grado di rilevare la luce e, una volta rilevata, direzionano ormoni come le auxine verso i rami che ricevono meno luce, permettendo loro di crescere verso la sorgente luminosa e ottenere la luce necessaria.

Il fototropismo è positivo per rami, foglie e fusto, ma, parlando delle radici, si tratta invece di tropismo negativo, perché le radici cercano nutrienti e acqua sotto terra, quindi crescono lontano dalla luce. Cioè, uno stimolo può avere risposte tropiche diverse a seconda della parte della pianta. I fotorecettori della cannabis che rilevano la luce sono conosciuti dalla scienza come fitocromi.
Queste strutture esistono in due forme, Pr e Pfr. Quando una pianta di cannabis rileva una fonte di luce, converte Pr in Pfr, avviando una catena di reazioni cellulari e ormonali che fanno crescere la pianta verso la sorgente dei fotoni. Tuttavia, il fototropismo varia a seconda delle lunghezze d’onda della luce: non tutte producono la stessa risposta. Comprendere come ogni tipo influenza la cannabis ti aiuterà a stimolare o evitare certe risposte vegetali. Ad esempio, la luce blu è particolarmente efficace nel favorire un forte fototropismo, mentre quella rossa lo è meno. Per questo, molti coltivatori indoor scelgono LED che producono specifiche lunghezze d’onda studiate per promuovere la crescita ottimale della cannabis nelle diverse fasi del ciclo.
Eliotropismo
L’eliotropismo è un tipo di fototropismo ma, contrariamente a quest’ultimo, questa risposta tropica permette ai fiori e ai fusti di orientarsi e seguire il sole mentre si sposta nel cielo, dall’alba al tramonto. È facilmente osservabile nei girasoli, che seguono la direzione del sole, aumentando la loro temperatura e diventando più attraenti per gli impollinatori.

C’è stato un lungo dibattito sull’equiparazione tra eliotropismo e fototropismo, ma la ricerca ha evidenziato che sono distinti, sebbene molto simili, quindi attenzione a non confonderli!
Tigmotropismo
Il tigmotropismo si riferisce alla risposta di una pianta al tocco o al contatto con un oggetto solido. Ad esempio, il tigmotropismo positivo si verifica quando una vite si piega in varie direzioni mentre cerca un appiglio. Questo avviene perché la pianta “sa” che certe cellule (di solito all’apice delle viti) non sono ancora in contatto, quindi le fa crescere più velocemente fino a trovare una superficie da scalare e continuare a crescere normalmente. Il tigmotropismo non riguarda i rami della cannabis ma si applica alle radici della pianta.

Come detto, in base alla parte della pianta di cui si parla, un tropismo può essere positivo o negativo; questo è il caso del tigmotropismo. Quando le radici crescono in profondità e incontrano un ostacolo (come una roccia o un tronco), il tigmotropismo fa cambiare loro direzione per evitare impedimenti alla crescita: dunque, se nei fiori e nei rami è positivo, nelle radici può essere negativo.
Gravitropismo
Il gravitropismo è importantissimo perché dirige la crescita delle radici della cannabis e la crescita complessiva in risposta alla gravità: le radici crescono verso il basso, mentre stelo, rami e foglie verso l’alto. Si ritiene che le statociti (un tipo di cellula) siano responsabili di questa risposta tropica: si trovano all’apice della radice primaria e anche in rami e radici. Le radici crescono sempre nella stessa direzione della gravità, mentre la pianta stessa crescerà nella direzione opposta.

Anche gli ormoni come le auxine hanno un ruolo chiave: se i rami non ricevono luce, le auxine si accumulano nella parte inferiore del ramo, inducendo le cellule a crescere più velocemente fino a piegare il ramo verso l’alto; per questo motivo bisogna regolare i legacci durante il training.
Idrotropismo
L’idrotropismo è la risposta delle piante di cannabis all’acqua. È fondamentale perché le piante hanno bisogno dell’acqua e questo tropismo serve anche come protezione contro annaffiature eccessive o siccità. Questo accade quando il terreno è asciutto (idrotropismo positivo, le radici crescono cercando acqua) o quando il terreno è saturo (idrotropismo negativo, le radici crescono lontano dall’acqua).

Quando succede, le piante di cannabis devono superare o perdere in sensibilità il gravitropismo: la mancanza o l’eccesso di acqua possono fare esprimere l’idrotropismo al posto del gravitropismo, anche in base al tipo di substrato. Ad esempio, le radici in un substrato più umido mostreranno una maggiore risposta idrotropica rispetto a quelle in un substrato ben aerato, che mostreranno una maggiore risposta alla gravità.
Altri tipi di tropismi
Oltre ai tropismi menzionati, ne esistono altri due che influenzano la crescita: termotropismo e chemiotropismo. Questi sono meno comuni ma comunque presenti.
Termotropismo
Il termotropismo indica la crescita o il movimento della pianta a seguito di cambiamenti di calore, freddo o variazioni di temperatura. Ad esempio, le radici possono mostrare un termotropismo positivo a una certa temperatura, ma negativo a temperature più fredde o calde, anche se, essendo sottoterra, è difficile da osservare.
Chemiotropismo
Il chemiotropismo è la risposta di crescita agli stimoli chimici; le radici sono estremamente sensibili ai composti chimici e rispondono positivamente o negativamente agli elementi del substrato. Il chemiotropismo aiuta le piante a raggiungere e assorbire i nutrienti dal suolo, favorendo la crescita e lo sviluppo vegetale. Un esempio di chemiotropismo si verifica quando il polline atterra sugli stimmi: la pianta rilascia segnali chimici che dirigono la crescita verso l’ovario affinché i semi siano vitali.
3. Tropismi vegetali e sensi umani
Come già detto, le piante non pensano davvero perché non hanno un cervello come noi, ma possiedono tropismi regolati da vari ormoni che dirigono la crescita quando c’è una infestazione di parassiti o quando necessitano più acqua. Ciò significa che, nonostante l’assenza di cervello, anche le piante rispondono agli stimoli, con un proprio sistema simile a quello nervoso, seppur differente dal nostro.
Le piante di cannabis possono sentire gli odori?
Le piante hanno un senso dell’olfatto che funziona diversamente da quello della maggior parte degli esseri viventi. Possiedono recettori che contengono etilene, consentendo loro di rispondere ai composti chimici ambientali. Il senso dell’olfatto permette alle piante di coordinare la maturazione di fiori e frutti e attrarre gli impollinatori che disperdono il polline o i semi, garantendo la sopravvivenza della specie.

Ma il compito principale di questi recettori è permettere alle piante di comunicare tra di loro se, per esempio, vengono attaccate dagli insetti; le piante rilasciano certi feromoni che avvertono le piante vicine. Quindi, anche se non usano l’olfatto come noi, ne possiedono uno che serve alla comunicazione.
| Umani vs Piante: Senso dell’olfatto | |
|---|---|
| Umani | Piante |
| Bulbo olfattivo | Chemiotropismo; Idrotropismo. |
| Fossa | |
Le piante di cannabis possono sentire il tatto?
È noto che le piante di cannabis sono sensibili al calore, freddo o vento forte: ecco perché possono rallentare la crescita o avere difficoltà in simili condizioni, come forma di sensibilità tattile. Questo senso del tatto è ancora più evidente in piante come la Dionaea o la Mimosa Pudica, che si chiudono velocemente quando vengono toccate; ciò significa che le piante hanno un senso tattile, anche se funziona in modo diverso da come immaginiamo.
| Umani vs Piante: Senso del tatto | |
|---|---|
| Umani | Piante |
| Neuroni specializzati nella pelle | Tigmotropismo; Termotropismo. |
| Nervi sensoriali | |
Le piante di cannabis possono sentire il gusto?
Come per gli altri sensi, le piante hanno anche il senso del gusto, che però funziona in modo differente. Come per alcuni animali, gusto e olfatto delle piante sono collegati. Le piante hanno effettivamente il senso del gusto nelle radici e possono comunicare con le radici vicine; ad esempio, se serve acqua, comunicano la sua scarsità alle altre, che chiudono gli stomi per evitare la perdita d’acqua e prepararsi alla siccità.

Ricorda che, a differenza dell’olfatto, con cui rispondono alle sostanze chimiche nell’ambiente, il gusto riguarda principalmente composti idrosolubili nel substrato che possono aderire alle radici.
| Umani vs Piante: Senso del gusto |
|
|---|---|
| Umani | Piante |
| Papille gustative sulla lingua | Chemiotropismo; Idrotropismo. |
| Gola ed esofago | |
Le piante di cannabis possono sentire?
Anche se non possono sentire come noi, hanno comunque un senso dell’udito. Le piante non possono ascoltare la musica (perché prive di orecchie o timpani), ma sanno rilevare le vibrazioni di insetti o persino esseri più piccoli, come vermi. Possono anche percepire vibrazioni prodotte da altre piante. Alcune, addirittura, emettono vibrazioni ultrasoniche per comunicare o prepararsi in caso di attacco di insetti o vento forte.
| Umani vs Piante: Senso dell’udito | |
|---|---|
| Umani | Piante |
| Orecchio esterno | Chemiotropismo; Idrotropismo. |
| Condotto uditivo | |
Le piante di cannabis possono vedere?
Le piante di cannabis non hanno occhi quindi ovviamente non vedono come facciamo noi, ma grazie al fototropismo possono percepire la direzione della luce e rilevare se l’intensità luminosa è cambiata. Hanno anche fototropine, ossia recettori per la luce nel blu, e fitocromi, che captano la luce rossa dello spettro. Questo non genera immagini come succede nel nostro occhio, ma le aiuta a regolare l’orologio interno e i processi come fotosintesi e traspirazione, permettendo loro di “vedere” se stanno ricevendo più o meno luce e quale spettro è coinvolto.
| Umani vs Piante: Senso della vista | |
|---|---|
| Umani | Piante |
| Pupilla | Fototropismo ed Eliotropismo; Termotropismo. |
| Iride | |
4. È possibile comunicare con le piante di cannabis?
Ora che abbiamo una base su come le piante recepiscono stimoli e interagiscono con il loro mondo, la domanda che sorge spontanea è... Gli esseri umani possono interagire e avere un impatto positivo sul ciclo, sulla qualità del prodotto e sulla resa finale di una coltivazione di cannabis tramite stimoli come la voce o la musica? Esistono interessantissime ricerche sull’argomento, risalenti persino agli anni ’50. Anche se non sono tutte riviste da pari, le prove aneddotiche suggeriscono che l’interazione positiva tra coltivatore e piante abbia effetti benefici. Il primo vero studio risale all’università di Annamalai in India. Il dottor T. C. Singh, a capo del dipartimento di botanica dell’epoca, scoprì che le colture esposte alla musica nelle fasi vegetativa e di fioritura aumentarono la biomassa del 72% e l’altezza del 20%. Lo studio evidenziò anche che i semi germinati con la musica presentavano una maggiore produzione di foglie, una taglia complessiva superiore e migliori caratteristiche come lunghezza internodale e resistenza del fusto. Dopo la musica classica, sperimentò anche con la musica folk indiana “Raga”.
Riportò risultati positivi con entrambi gli stili e scoprì addirittura che ballare a piedi nudi vicino alle piante senza musica accelerava la crescita e migliorava le caratteristiche. Un altro studio viene dal Canada, dove Eugene Canby osservò un aumento del 66% di produzione e resa cantando sulle sue piante i brani di Bach. Più recentamente, Elias Tempton (coltivatore della Sicky Buds) ha notato un miglioramento della piccola coltivazione casalinga dopo aver posizionato una radio accanto alle piante suonando musica classica 24 ore su 24. Vide un marcato miglioramento nello spessore e nella struttura delle foglie.
Da allora ha continuato con la musica classica anche nella coltivazione principale Sticky Buds e ha visto risultati simili. E, seppur crede che la musica abbia un effetto, pensa che le piante reagiscano soprattutto allo stato d’animo migliorato di chi le coltiva, più che alla musica stessa. Matt Lopez, coltivatore autore di una delle varietà più coltivate - Northern Lights - condivide questa visione: anche lui fa suonare classica nei grow room e interagisce sempre in modo positivo, sostenendo che interazione umana e atteggiamento positivo, insieme alla musica di Beethoven o Mozart, favoriscano crescita più rapida, salute della pianta e rese maggiori con più cannabinoidi.
Quali processi causano questi aumenti di produzione, potenza e resa generale?
A essere sinceri, la risposta non è ancora certa. Non esistono ancora prove scientifiche inequivocabili che colleghino la musica ai benefici osservati. Proviamo però a spiegare in breve: il suono si trasmette sotto forma d’onda che, nell’uomo, fa vibrare i timpani e viene trasformato in impulsi elettrici per il cervello.
Come già menzionato, le piante percepiscono il "suono" catturando le vibrazioni sonore, ma in modo totalmente diverso da noi (e da altri animali). Hanno un protoplasma che è in movimento perpetuo e sembra venga influenzato dalle frequenze vibrazionali. Si ipotizza che le onde sonore accelerino questo movimento, incrementando la crescita e l’assorbimento di nutrienti, e rafforzando la pianta. Alcuni coltivatori giurano su un genere musicale, altri su un altro: perciò non facciamo affermazioni assolute circa un genere migliore per la crescita.
In realtà, gli studi suggeriscono che siano soprattutto l’intenzione e la cura dedicate al raccolto a fare la differenza più della musica stessa. Per moltissimi coltivatori, coltivare cannabis va ben oltre il semplice prodotto finale. Inizialmente può sembrare un hobby divertente con risultati molto utili, ma spesso si trasforma presto in qualcosa di più profondo – perfino spirituale. Tutto questo conferma quanto discusso: le intenzioni e la mente dell’uomo influiscono direttamente sul raccolto, che sia cannabis o altro. Gli esseri umani hanno un legame millenario con questa pianta, e il sistema endocannabinoide ne è la prova. Abbiamo chiaramente una storia molto profonda con questa pianta straordinaria, evolvendoci insieme ad essa.
Il sistema endocannabinoide (ECS) è un complesso sistema di segnalazione cellulare che regola sonno, umore, appetito, memoria e fertilità. Tutto ciò dimostra le radici che condividiamo con la cannabis e quanto abbia avuto un ruolo nello sviluppo della nostra specie. Quindi, la prossima volta che ti dedichi alle tue piante, ricorda i benefici evolutivi che questa pianta ti offre e mantieni sempre energia positiva. Metti la tua musica preferita, lasciati andare e goditi il momento – potrebbe fare davvero la differenza non solo per te stesso, ma anche per la forza, la potenza e la resa complessiva delle tue piante preferite!
5. Conclusione
Le piante sicuramente “pensano”, ma non nel modo a cui siamo abituati. Non solo la cannabis, ma tutte le piante hanno meccanismi come quelli sopra citati che permettono di vedere, udire e sentire odori, fondamentali per la crescita. Senza questi sensi, la pianta non avrebbe modo di crescere correttamente: radici, rami e foglie non saprebbero dove, come e quando svilupparsi. Se hai altre informazioni sui tropismi vegetali che potrebbero aiutare altri coltivatori, lascia un commento qui sotto!
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